Tivoli.Con un po’ di colori si può fare la rivoluzione. Il liceo classico Amedeo di Savoia squarcia il velo dell’ignoranza e dell’indifferenza: autogestione informata e informativa per gli studenti tiburtini
<<…Uomini siate e non pecore matte…>>(Paradiso, canto V)
Questo esortava il sommo poeta Dante Alighieri, ad essere uomini, e quindi padroni di se stessi, e non pecore matte che non sanno dove andare e per questo facilmente controllabili. Molti politici in questi giorni hanno detto che di cultura non si mangia, la Divina Commedia non è un companatico, questo ci viene ricordato. Il Bel Paese dei grandi intellettuali, dei poeti e pittori resta in silenzio, nessuna parola in rima per descrivere gli ultimi avvenimenti, parole dure e concise quelle del governo, così si presenta l’ultima riforma Gelmini. Gli studenti non ci stanno, occupano scuole ed atenei, prendono i monumenti nelle città d’Italia, vogliono ricordare quella Storia che gli appartiene, quella storia che in fondo ci fa sentire italiani anche quando non vogliamo.
All’appello non manca il classico di Tivoli Amedeo di Savoia, che giovedì 2 dicembre decide di autogestirsi. Un’ autogestione ben controllata, monopolizzata dai ragazzi e non dai colori politici, pronta a far sentire la sua voce con striscioni variopinti e creati nei minuziosi particolari dai ragazzi. Tre giorni di corsi nei piani secondo e terzo del liceo classico. Molti ex alunni sono stati invitati per tenere corsi specifici come quello di fotografia, diritto , economia e filosofia. Gli studenti si sono dati da fare grazie anche alla guida dei loro rappresentanti di istituto che con coraggio ma soprattutto intelligenza hanno organizzato il tutto. Ragazzi non ancora maggiorenni che forse sanno capire meglio dei grandi i problemi del Paese e soprattutto hanno saputo affrontarli tramite il dialogo con gli altri , cosa che spesso questo governo non ha saputo fare.
Il primo giorno i quattro rappresentanti, A. Paparella, M. Proietti, R. Innocenti e E. Bordieri hanno voluto insieme ai loro compagni leggere il decreto Gelmini, per formarsi una propria opinione,”non c’è niente di completamente giusto o completamente sbagliato”, queste le parole del più grande tra i rappresentanti, “ci siamo accorti che quello che abbiamo intorno non ci piace”, ha continuato. Armati di pennarelli e bombolette spray hanno iniziato la loro rivoluzione, quella in cui credono, quella per cui vale la pena, quella che li ha fatti sorridere. Questa è l’Italia da ricercare, l’Italia dei giovani studenti che oltre a leggere libri e testi scolastici si guardano intorno, quelli che vogliono restare perché sarebbe troppo facile andare, quelli che vogliono bene al loro Paese che gli volta le spalle, quelli che il cervello lo hanno lasciato nello Stivale e speriamo resti dove sta.
I motivi di questa autogestione ai ragazzi tiburtini son ben chiari, unendosi alle proteste svolte a Roma in questi giorni vogliono sensibilizzare la città di Tivoli, vogliono informare ed informarsi, la loro, come dicono, è un’autogestione informativa e formativa. Questi ragazzi ci tengono e lo ribadiscono più di una volta, nei corridoi non ci sono “baroni” che strumentalizzano ma solo giovani studenti che vogliono far sentire la loro voce, che gridano il loro dissenso a questo Paese sordo.
Tutto ha un prezzo da pagare e questi ragazzi la pagheranno con un bel 6 in condotta, non a colpa dei ritardi o del loro comportamento ma a causa della voce troppo alta che disturba chi non vuol sentire. Il preside del Liceo classico di Tivoli chiama a casa dei rappresentanti, informa i genitori che le lezioni non saranno garantite proprio a causa dei loro figli, non risponde alla lettera informativa che i ragazzi gli hanno inviato più di una volta. Semplice accortezza probabilmente. Ma i ragazzi vanno avanti. Rivogliono la loro cultura questi alunni, vogliono studiare con un obiettivo, sono stanchi di sentire ovunque la parola precariato. “Basta ai tagli” scrivono negli striscioni. “Rivogliamo il nostro futuro” implorano. Nei titoli delle foto dei ragazzi si parla di rivoluzione silenziosa, il silenzio infastidisce, il silenzio della cultura ci rende schiavi degli eventi. Una minuta goccia continua a battere fino a quando perforerà le menti di chi in questo Paese non è disposto ad ascoltare.
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