Riceviamo e Pubblichiamo. L’amarezza di una studentessa dopo i fatti di Roma

Sono una studentessa che da quest’anno ha iniziato a frequentare l’università.
Scrivo questa lettera perché sono amareggiata da quello che sento e leggo. Molti pensano che noi passiamo il nostro tempo davanti alla televisione o giocando alla play station, e invece no! Siamo i primi a cercare di informarci su cosa sta succedendo e su cosa avviene intorno a noi. È pur vero che qualcuno di noi passa il tempo libero non preoccupandosi del proprio futuro, forse perché crede che sia lontano o semplicemente perché plagiata dai mezzi di comunicazione che, sempre più spesso, divulga notizie mendaci o filtrate.
Scusate, sto divagando. Quello che mi spinge a scrivere questa lettera e l’indignazione che provo per tutto ciò che è successo il 14/12/2010.
Ebbene sì, coloro i quali dovrebbero proteggere il nostro futuro e il nostro paese hanno nuovamente dimostrano quanto la nostra e, prima della nostra, di coloro che in passato hanno lottato per il proprio futuro, sia stata mal riposta. Infatti l’unica cosa che per loro conta realmente sono i propri interessi.
Quest’anno, più degli anni passati, abbiamo cercato di esercitare il diritto di dar voce alle aspettative per il nostro futuro. Ciò in quanto cittadini che con il loro voto permettono ai politici, pagati (lautamente) dai contribuenti, di sedere comodamente sui loro scranni.
Noi, invece, studenti delle scuole pubbliche siamo costretti, a causa dei tagli dei fondi, a fare lezioni con poco materiale, che più delle volte non è neanche sufficiente per la più elementare didattica. Mentre, contemporaneamente, alle scuole private vengono incentivati i contributi statali.
Forse, i nostri governanti pensano che noi studenti che usufruiamo della scuola pubblica non meritiamo un’istruzione? Forse, i miei genitori che non hanno un reddito sufficiente per iscrivermi ad una scuola privata, sono diversi da quelli che hanno tale possibilità?
Beh, io provengo da una famiglia di lavoratori che non hanno conti nascosti all’estero, che dichiarano esplicitamente tutto quello che guadagnano e spendono, che non passano la vita cercando di fregare lo Stato, che non sono collusi con ambienti ambigui, che, quindi, vivono onestamente e dignitosamente nel rispetto delle regole e della Legge.
Tolgono l’istruzione, aumentano i programmi televisivi di intrattenimento, case editoriali e giornali vengono acquistate e piegate alla volontà dell’editore. Ho già letto qualcosa di simile sui libri di STORIA, gli stessi libri che ora vengono pagati con gran sacrificio dai genitori e che una volta mi venivano dati con la cedola quando ero più piccolina; cosa tolta dalle nuove riforme, chiaramente in epoche e situazioni diverse, ma simili ai tempi che stiamo vivendo.
La stessa Storia che nell’attuale riforma sarà studiata in modo superficiale. Ebbene se io l‘ho studiata e approfondita durante tutta la mia carriera scolastica, in futuro sarà studiata dalla prima elementare fino al quinto superiore senza “ripasso”.
Se non erro il periodo storico, più recente, in cui l’istruzione non era tenuta in gran conto, ma veniva esaltata la diffusione delle notizie tramite i mass media, è stato durante il periodo del regime fascista. Chissà se in un futuro i miei figli potranno sapere cosa fu e cosa portò il fascismo…
In televisione ho sentito varie versioni degli eventi avvenuti il 14/12/2010, qualcuno, nuovamente, ha affermato che i manifestanti sono dei facinorosi mettendo in dubbio che possano essere studenti in regola con gli esami o frequentanti.
È vero, ci sono stati degli eccessi da parte di gruppi non meglio identificati, ma di certo non appartenenti al mondo della scuola o del lavoro.
Mi chiedo: a chi è convenuto, politicamente, che ciò avvenisse? Di certo non a coloro che sono scesi in piazza per manifestare tutto il loro dissenso nei confronti di una riforma retrograda sia nei contenuti che nei termini.
Mi sento chiamata in causa, credo sia mio dovere affermare, con molta consapevolezza, che in piazza c’erano studenti, lavoratori, immigrati e semplici cittadini che vivono in questo paese e che lottano per i propri diritti, ma soprattutto vogliono che l’Italia non sia degradata e messa ai margini dei paesi civili e democratici.
L’affermazione che i veri studenti sono a casa a studiare è solo un’opinione personale e di convenienza. Oltretutto fallacia, dato che in piazza c’erano gli studenti, e non solo, consapevoli di ciò a cui si oppongono.
Ho sentito un intervento del sindaco di Roma, il quale, condivisibilmente, era amareggiato per le deturpazione avvenute alla città. Come deve essere, altrettanto condiviso, la perdita di edifici storici avvenuta a Pompei a causa di una mal conservazione.
C’è, però, una differenza: chi ha deturpato Roma verrà punito, mentre per il disastro di Pompei chi pagherà?
Sono spaventata da cosa mi attende in futuro, sono una “matricola” e già sono consapevole che, molto probabilmente, una volta finiti gli studi, mi aspetta un vita di precario o un lavoro sottopagato e senza tutela. Questa, paradossalmente, è la prospettiva più rosea, poiché potrei rischiare di non entrare mai nel mondo del lavoro. Una vecchiaia povera a causa dell’impossibilità di poter percepire una pensione, così come accadeva nel XIX secolo.
Oppure potrei emigrare e sperare di esprimere tutta la mia eventuale potenzialità lavorativa.
Ma mi domando: perché dovrei abbandonare la mia terra? Il Paese in cui i miei antenati hanno lavorato, lottato e sofferto perché diventasse un Paese libero e democratico? Perché dovrei rinunciare ai miei diritti?
Sono una cittadina italiana e come tale vorrei che la mia voce, insieme a tutte le altre, fosse ascoltata e presa in considerazione, poiché è la voce di coloro che saranno nel futuro e non di coloro che fanno parte, ormai, del passato.
Faccio appello a tutti coloro che vogliono, o possono, divulgare, e ve ne sarei molto grata, questi miei pensieri, i quali, suppongo, sono condivisi da molti giovani che si trovano nelle mie stesse condizioni.
Grazie.
Lettera Firmata

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