Giovedi, 23 maggio 2013
Guidonia, RM - 16 °CNuvoloso - Umidità: 82 %

La Battuta Perfetta – Carlo D’Amicis (Minimum Fax 2010)

di Riccardo Sgroi | 30 novembre 2011

Canio Spinato, il protagonista, è nato tra i Sassi  (e il degrado) di una Matera che sul finire degli anni ’50 mostrava a tutti il suo profondo gap col resto del mondo; praticamente negli stessi anni in cui nasceva la televisione italiana. Parte da qui il racconto delle vicende della famiglia Spinato che attraversa una cinquantina d’anni passando di generazione in generazione e,considerando la  televisione come un membro di questa famiglia, di trasmissione in trasmissione. All’interno del racconto lo scontro generazionale tra padri e figli è solo uno specchio di quegli scontri che hanno caratterizzato la storia italiana di quel periodo e anche se viene un po’ disatteso il titolo, la narrativa non manca di suscitare profonde riflessioni, perché questo scontro socioculturale che viene tramandato di padre in figlio non lesina vittime, anzi schiaccia impietosamente tutto e tutti quelli che non si adeguano rapidamente al quel pericoloso meccanismo che è la televisione (e tutto ciò che gravità attorno ad essa).

Canio e suo padre sono semplici burattini, che spinti più da una cieca fede che dalla passione, combattono tra loro a colpi di silenzi assordanti e sorrisi inopportuni: praticamente gli eccessi di una tv passata contro quelli della televisione d’oggi.

Durante la lettura si ha come la sensazione che D’Amicis voglia cedere alla tentazione di lasciarsi andare a stereotipi e qualche luogo comune di troppo…ma la televisione cos’è se non il luogo comune per antonomasia!

Ed è solo attraverso questa chiave di lettura che è possibile capire che la critica spietata dell’autore non è rivolta ai suoi personaggi tratteggiati un po’ rozzamente, senza nessuna sfumatura,  ma a tutto ciò che si cela dietro.

 Per quanto nessuno dei protagonisti, ben lontani dal tipico eroe, sembrino appartenere al mondo reale perché totalmente incapaci di relazionarsi con un mondo che non sia quello del tubo catodico, la loro vicinanza e ammiccante somiglianza a personaggi in carne ed ossa mette in moto nel lettore tanto una sana riflessione quanto un’angosciosa paura; tra queste la descrizione che l’autore fa del presidente Berlusconi ponendolo ad alter ego del protagonista magari sarà romanzata in maniera eccessiva, magari non va troppo per il sottile e sicuramente ricalca in maniera irrispettosa molte chiacchiere da bar (ma non troppo).

Ma è altrettanto vero che la grazie alla sua indipendenza editoriale, si è presa la briga di pubblicare un libro che per ovvie ragioni la Mondadori (e compagnia bella) sicuramente non avrebbe pubblicato e con essa si aggiudicata una storia capace di convincere la critica e di vincere l’edizione 2011 del premio “Parole d’autore”. Irriverenza o no, il parallelo proposto tra televisione e costume italiano, confonde e disorienta il lettore con una satira tanto aspra quanto intelligente: partendo dal bianco e nero televisivo che offriva uno spettacolo talmente ingessato e freddo da risultare troppo distante dallo spettatore, si è giunti ad una tv dai colori così caldi che il confine tra realtà e finzione è talmente labile da risultare troppo  spesso spostato a piacimento dai suoi protagonisti.

Tags: , ,

    Commenti