Impianto e rifiuti, il CRA scrive alla Polverini. Altra puntata dopo i ricorsi al Tar: quattro punti e una richiesta di incontro
Ancora rifiuti, e ancora le associazioni ambientaliste in prima fila. Dopo il ricorso al Tar da parte dell’amministrazione comunale di Guidonia, ecco ancora il Comitato Risanamento Ambientale portare avanti la causa, dopo aver effettuato anch’esso un ricorso al Tribunale. Lo fa rivolgendosi direttamente al governatore della Regione Lazio Renata Polverini, e all’assessore alle Politiche dei Rifiuti Pietro Di Paolo. Un lettera che arriva proprio alla vigilia del piano rifiuti – l’ennesimo – della Regione Lazio. Andando a memoria, anni fa si aspettava il piano rifiuti della giunta Marrazzo per capire quando si sarebbe chiusa la discarica. Come gira il mondo.
Sono quattro le questioni che il Comitato pone al governatore, chiedendo alla fine “.un incontro immediato tendente alla ricerca della condivisione nella costruzione del prossimo Piano rifiuti regionale e finalizzato a scelte che evitino, per il territorio di Guidonia Montecelio, l’ubicazione di impianti economicamente inutili e nocivi per l’ambiente e la salute, che ripristinino l’integrità del perimetro del Parco regionale dell’Inviolata di Guidonia come da LR 22/96, che pongano in essere la definitiva chiusura della discarica dell’Inviolata, che, infine, privilegino l’avvio della raccolta differenziata domiciliare per tutte le popolazioni del Lazio”.
La prima questione sottolinea il fatto che l’Unione Europea – Direttiva 2006/12 e Direttiva 2008/98 sui rifiuti – ha indicato, per la corretta gestione del problema rifiuti, “il rispetto di una cosiddetta Gerarchia Dei Rifiuti, comprendente – in ordine – la riduzione della produzione, la raccolta differenziata, il riciclo, il riuso, gli impianti con il recupero d’energia, la discarica di servizio per quanto irrecuperabile”. Una scala che da queste parti, secondo il Cra, è stata decisamente disattesa ed anzi stravolta, in quanto le grandi risorse dell’ente Regione negli ultimi anni sono state impegnate “soprattutto nella progettazione di nuovi impianti e negli ampliamenti di discariche per il tal quale, a detrimento di una corretta e richiesta politica tendente a “valorizzare” il rifiuto mediante la rd domiciliare ed il riuso ed attraverso scelte di riduzione della produzione”.
Altro punto è la condivisione delle scelte e la compartecipazione delle popolazioni locali ai Piani di gestione. Un coinvolgimento che dovrebbe essere esteso anche ai singoli cittadini (anche qui parliamo di una direttiva dell’Unione Europea) ma che, ad oggi “non risulta essere avvenuto. E le manifestazioni, la nascita di comitati territoriali, le preoccupazioni legittime di intere popolazioni del Lazio per le scelte infauste della politica regionale lo stanno a testimoniare”. E qui il comitato fa ricordare alla Polverini una dichiarazione rilasciata durante la campagna elettorale. “…Abbiamo ben presente - affermava la futura governatrice del Lazio a febbraio del 2010 – il problema riguardante la discarica dell’Inviolata, una situazione che richiede da anni l’intervento delle istituzioni e per la quale, una volta al governo della Regione, avvieremo prontamente un tavolo di concertazione coinvolgendo le comunità locali e i cittadini perché riteniamo che soltanto un’amministrazione partecipata sia una buona amministrazione…”. In questo caso, c’è poco da commentare: una promessa tipica di una campagna elettorale.
Il terzo punto della lettera entra fortemente sul tema dell’Inviolata. Come si può continuare a dire sì ad impianti in aree particolarmente importanti per ambiente e paesaggio: questo è un atteggiamento, per il Comitato, “politicamente arrogante, economicamente sbagliato, nonché nocivo per l’ambiente e la salute. Un esempio palese è costituito proprio dalle scelte errate di chi, tra il 1986 ed il 2010, è andato ad autorizzare ed ampliare la discarica per rifiuti urbani nel bel mezzo del Parco naturale archeologico dell’Inviolata di Guidonia, di chi ne ha stralciato nel 2005 il perimetro per enuclearne il sito a discarica (circondata di fatto dal Parco stesso su tre lati), di chi ha permesso tra il 2007 ed il 2010 la costruzione di un megaimpianto per la produzione di cdr con nuova discarica di servizio sempre nello stesso sito, nonostante le proteste delle popolazioni locali e la presenza di preesistenze archeologiche vincolate nell’area prescelta per il sesto invaso della discarica”.
L’ultimo dei quattro punti è sullo specifico dell’impianto, e sulla necessità di privilegiare impianti costosi, finalizzati all’incenerimento e alla produzione di energia, a fronte di una “richiesta normativa nazionale e comunitaria di aumento della differenziazione del rifiuto e della sua considerazione come “valore”, e valutando poi come le popolazioni siano partecipi e disponibili alla differenziazione spinta del rifiuto urbano. Appare quindi necessario investire risorse su tali richieste e disponibilità, sull’educazione ambientale, sulle campagne per il riuso ed il riciclo, sulle “isole ecologiche” ed il compostaggio, sulle energie rinnovabili piuttosto che su impianti inutili che, per essere remunerativi, attingono risorse finanziarie solo dagli incentivi pubblici e distruggono valori ed energia non rinnovabile”.
Dunque, un incontro per tentare l’impossibile a questo punto. Certo è che il nuovo piano rifiuti sarà un passo decisivo per il futuro dell’immondizia di Guidonia: anche nel consiglio comunale di ieri se ne è parlato, e l’amministrazione ha ribadito le proprie certezze e la volontà di far valere quanto richiesto. E del futuro della città, che ormai sembra rassegnata a quanto succede nei piani alti, in palazzo lontani. Sembra la favola di Cenerentola: bistrattata da tutti, diverrà principessa. Ma, almeno per i rifiuti, non ci sembra aria – forse il termine più consono è “puzza” – di lieto fine.
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