Don’t Believe The Truth-Oasis-Epic Records (2005)
Ma chi si credono di essere? Eh, mi sa che i fratellini Gallagher, fra risse, sputi e offese hanno proprio fatto la storia del rock più recente e di un britpop profondamente classico e allo stesso tempo innovativo. Questo disco è stato inciso in un periodo un po'turbolento per la band di Manchester (quale periodo non è stato turbolento per gli Oasis?), il batterista Alan White viene gentilmente accompagnato all'uscita, Noel vuole sciogliere la band e guardacaso, Liam no. Tutto regolare per questi teppistelli di provincia con i loro eskimo che fanno molto mod. Dietro i tamburi viene posizionato un ottimo Zak Starkey, figlio del celeberrimo Ringo Starr, e batterista della nuova formazione degli Who. Brani da incorniciare per questo sesto lavoro degli Oasis, una stabilità precaria forse è il loro ambiente di lavoro ideale. Il disco si apre con Turn Up The Sun, interessante, ma il bello viene con i brani successivi, "Guess God Think I'm Abel", quasi completamente acustica ma delicata e semplice. Tutto il brit che conta è secondo me contenuto in "The Importance Of Being Idle" che ricorda sonorità vintage e assolutamente britanniche, non c'è spazio per fraintendimenti. Il vero capolavoro arriva con "Lyla", canzone con parecchie sorprese, escono fuori le capacità acustiche del nuovo arrivato, Zak ha sicuramente fatto tesoro delle dritte batteristiche, non tanto del babbo, ma di zio Keith Moon, compianto batterista degli Who. A chiudere questo importantissimo lavoro è il super ballatone di turno "Let There Be Love", qui Liam e Noel cantano insieme, fenomeno che non si verificava da veramente molto tempo, l'effetto è però grandioso e fa di questo brano, ottimo per la chiusura di un disco, un'indimenticabile emozione destinata a restare. Che dire delle voci dei due fratellacci? Io le adoro, peccaminose e irriverenti, forse sintesi di qualcosa che venne creato tanto tempo fa, in una lontana 'teenage wasteland' già cantata e descritta dagli Who. Sembra quasi che gli Oasis incarnino quella rabbia di provincia e la trasmettano attraverso testi, sonorità e atteggiamenti, con spocchia, mento alto e braccia unite dietro la schiena. Tanta rievocazione, tanta protesta ma anche una buona dose di musica d'autore. Tre volte disco di Platino nel Regno Unito e tante tante copie vendute per questo fantastico "Don't Belive The Truth". Le chitarre rotte, la rabbia e l'irriverenza hanno ancora senso oggi? Forse di più…e voi, ci credete alla verità? Buon ascolto! Voto 8,0
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