The Wall – Pink Floyd – EMI (1979)

Vi presento il concept album. O meglio, il disco che ha fatto capire al mondo che cosa sia un concept album. Nulla è scontato in questa opera magistrale quindi, andiamo per ordine. Innanzi tutto è l'undicesimo lavoro dei . Il disco si basa su una storia onirica, assurda e strepitosamente frenetica, dalla quale è stato successivamente tratto il film " " di . Il tutto gira intorno ad un personaggio che, traumatizzato da vari eventi, si rifugia dietro un muro tanto immaginario quanto imponente e solido, facendoci capire tutte le difficoltà che incontra un individuo fin dall'infanzia e di quanto sia difficile superarle senza cadere nella follia. Ebbene si, tanta psicologia, o se preferite psichedelia, ma questa monumentale band cosa sarebbe senza le caratteristiche sopra menzionate? Tutta l'opera è contornata di pezzi che sono manifesto di uno stile musicale originalissimo anche oggi, che difficilmente stanca e che ha ancora tanto da raccontare. I musicisti sono delicatissimi ed appropriati, stupiscono senza bisogno di virtuosismi eccessivi. Da un punto di vista strumentale il tutto è organizzato con cura e perizia, dando un'immagine complessiva di educazione e pulizia ma nulla cade mai nella banalità, gli effetti campionati hanno un vero senso, si fondono una volta tanto con le parti strumentali in maniera perfetta, arricchendo e mai svilendo. Ragazzi, una vera goduria!
I brani che incarnano il leitmotiv di questo vero e proprio "viaggio musicale" sono, "Another Brick In The Wall Part I, II e III", che irrompono e interrompono a intervalli irregolari i primi 12 brani dei 26 totali, a chiudere troviamo "Outside The Wall" che profeticamente annuncia l'uscita e il lieto fine di questi incastri psicotici. Gli altri brani non c' è bisogno di menzionarli, sono tutti fantastici, come si dice in gergo, "non c'è un pezzo sbagliato". L'unica nota negativa, se proprio vogliamo trovarla è che proprio quest'album sancisce il disgregamento della formazione classica dei Floyd dai tempi dell'allontanamento di Syd Barret. Il tastierista Richard Wright, infatti partecipa alle registrazioni in maniera tardiva e parziale e in seguito al suo licenziamento suona durante il tour da semplice turnista. Ma non possiamo farci condizionare da queste scaramucce fra vecchi amici, a noi questo disco piace, e pure tanto tanto. Si cammina attraverso atmosfere sognanti, tra lente ballate e canzoni più ma tutto in perfetta linea creativa floydiana. Consiglio di ascoltare questo disco senza troncare le canzoni e senza "mandare avanti" per il fatto che anche sonoramente i pezzi sono quasi tutti collegati, esattamente come in classica.
E voi, da che parte del muro state? Buon ascolto!Voto 10-
 

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