“1861, la Storia del Risorgimento che non c’è sui libri di storia”: intervista a Antonella Grippo, professoressa del Majorana

 Un passato che si ripercuote sul presente italiano. Tra Garibaldi, Calore e gli , un intervista che lascia sensazioni che sembravano perse. Evidentemente c'è ancora speranza… 


Un lavoro che pochi fanno ancora. La ricerca di verità che non vengono raccontate, per il “segreto di Stato” o cose simili, pratiche che rendono farraginoso tutto il passato del nostro Paese. Parlare con Antonella Grippo, insegnante al Scientifico Statale Ettore di Guidonia, ha avuto l’enorme valore di farci capire come la passione, la volontà, la tenacia, e il talento – caratteristica che spesso viene dimenticata – portano ad accettare e vincere sfide complesse. Come quella di scrivere libri raccontando gli anni di piombo dal punto di vista delle vittime (I Silenzi degli Innocenti) o come quella di andare a ripercorrere gli anni del Risorgimento, per vedere poi come i problemi di allora, i segreti di allora, si ripercuotono nell’Italia di oggi. Parliamo di “1861. La storia del Risorgimento che non c’è sui libri di storia”, Sperling & Kupfer – al tredicesimo posto nella classifica del Corriere della Sera -scritto dalla professoressa insieme al giornalista di Panorama Giovanni Fasanella, con lei anche nel libro sugli anni di piombo. Una storia che nessuno ha mai raccontato. La Grippo tiene a specificare come lei faccia la professoressa, questo è il suo lavoro. Noi specifichiamo invece come vorremmo che tutti i professori fossero come Antonella: giudizio non di parte, ma una semplice e oggettiva analisi dei fatti. Alla fine dell’intervista ci verrà data ragione, ne siamo sicuri.

 

Nel suo libro 1861, scritto con Fasanella, che lettura nuova viene data dell’epoca del Risorgimento?

Viene specificato nel sottotitolo: una storia che non viene trattata dai libri di storia. Si sono costruiti ad arte eroi, e non si è mai parlato di verità indicibili, di cose che si sanno, ma che non si possono dire, come l’aiuto della camorra e della mafia all’impresa di Garibaldi, la presenza di servizi segreti deviati anche all’epoca – Curcetti, pagato da per aizzare le rivolte, quindi un agente provocatore – la massoneria che finanziava le imprese dell’Eroe dei due Mondi. Molti atti li abbiamo trovati, con non poca fatica, nell’Archivio dello Stato Maggiore dell’Esercito, un archivio secretato, i cui atti sono disponibili da 2 anni.

 

Come i problemi nati allora si ripercuotono sull’Italia di oggi?

L’Italia di ieri racconta l’Italia di oggi. La mafia che aiutava Garibaldi, la mafia che favoriva gli Americani nella Seconda Guerra Mondiale, è la stessa che oggi tiene sotto scacco, in certi ambiti, l’Italia. “1861” non è un libro sul passato, è sul presente: per questo il Risorgimento va esplicitato in tutte le direzioni possibili, per evidenziare quelle patologie, che vanno raccontate per poter guarire. Parliamo di problemi che ritornano: chi sa ufficialmente quanti sono i morti del Risorgimento? Uno dei tanti casi che simboleggiano questa “malattia” è la storia di Ippolito Nievo, che riportando da Palermo i documenti della spedizione dei Mille, trova la morte nella notte tra il 4 e il 5 marzo 1861, nel naufragio del piroscafo “Ercole”.

 

Un libro che sta avendo un successo notevole. Perché secondo lei? Quali sono le tematiche che più appassionano i lettori?

Il riscontro che sta avendo il libro è la dimostrazione che il popolo italiano è molto più avanti di chi lo governa. Offriamo una chiave di lettura nuova, non patinata: sia io che Fasanella siamo del Sud, il libro è dedicato al Sud. La gente è pronta, e ha bisogno di sapere le cose.

 

Nel libro “L’Orda Nera”, sempre con Fasanella, raccontate la destra razzista e xenofoba. Che ruolo può avere la scuola per arginare questo genere di fenomeni?

 La risposta è nella formazione che la scuola deve dare. Se i ragazzi non vengono formati, saranno portati a credere alle semplificazioni che questi gruppi estremisti propongono. Pensiamo all’immigrazione: si sta dando al fenomeno una risposta sbagliata. Per questo occorrono studi, ricerche, andare a “spulciare” dove pochi lo farebbero.

 

Nel libro “I Silenzi degli innocenti” lei dà voce alle vittime del terrorismo, in un paese, come l’Italia, dove i carnefici sono stati chiamati a testimoniare su quei terribili anni. L'Italia, allora, rischia di essere l'unico paese al mondo dove paradossalmente la storia viene scritta dagli sconfitti, dagli ex terroristi. La notizia della settimana è l’assassinio di , ex terrorista dei Nar e ora pentito. Che cosa ancora quegli anni hanno da raccontare? E quale è il suo commento sull’omicidio?

Calore va collocato nell’area grigia degli informatori. Una morte che va necessariamente chiarita: parliamo di una persona che ha collaborato nelle indagini di Bologna e Piazza Fontana, seguendo praticamente il filo di tutta l’ di estrema destra. Bisogna chiarire i contorni dell’area grigia: non si possono più confondere informatori e agenti provocatori, va spiegato il ruolo degli infiltrati, soprattutto per quello che riguarda l’ armata. Quale è il problema allora? Tutto questo non potrà essere fatto fino a che non verranno aperti gli archivi di Stato. Ritorniamo al Risorgimento: la devianza di certi apparati statali parte da allora. La Setta degli Accoltellatori, che terrorizzò Ravenna nel dopo Unità, va letta proprio attraverso i rapporti tra rivoluzionari e Polizia.

 

Parliamo del suo lavoro. Come un insegnante moderna si pone davanti alla riforma Gelmini?

Io faccio il mestiere più bello del mondo. Farlo nella scuola pubblica di oggi è sempre più difficile, ma bisogna continuare a resistere, e a insegnare. Il sapere non può essere mai privatizzato, e la scuola privata, per quello che mi riguarda, non ha ragione di esistere. I ragazzi hanno bisogno di punti di riferimento, e possono trovarli negli insegnanti, che devono trovare il tempo di seguirli. Chi fa riforme sulla scuola, stia un anno nella scuola.

 

Parlare con Antonella Grippo ci ha lasciato tante buone sensazioni: una fiducia nel futuro, una consapevolezza che il lavoro, se ben fatto, paga sempre, e offre delle soddisfazioni che vanno oltre lo stipendio di fine mese. Bello aver scoperto che Antonella insegna in una scuola – pubblica – di Guidonia: è la prova che in questi luoghi vivono e lavorano talenti, persone che hanno qualità e che la esprimono per la cultura e la formazione. Troppe volte si parla di insegnanti senza voglia e senza passione: la Grippo è l’esatto contrario di quello che spesso ci vogliono far credere dei professori italiani. I libri parlano per lei, il suo impegno conferma quanto scriviamo, la luce nei suoi occhi quando ha parlato di quanto abbiamo scritto sopra è il simbolo più bello di un entusiasmo, di un dare e avere conoscenza che non conosce freni, nonostante i tempi magri della scuola e della cultura italiana. Vale la pena raccontare queste storie, vale la pena leggere questi libri. Perché vanno oltre quello che ci viene raccontato. E non tutti – diciamo bene: pochi – lo racconterebbero.

 

 

 

 

 

 

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