Paroledilulù: ventimila cuori in festa
Il dolore più grande un mese e mezzo fa, la gioia più bella ieri sera: in una giornata di fine estate, Niccolò Fabi si riprende tutta la vita che il destino, o chi per lui, gli ha provato a portar via in quella maledetta notte del 2 Luglio, quando una meningite fulminea gli ha strappato dalle braccia sua figlia Olivia di soli due anni. E il cantautore romano, una delle penne più raffinate del poco entusiasmante panorama musicale italiano, ha deciso di rinascere nel modo più bello: suonando.
Così, in soli quaranta giorni ha organizzato uno dei più grandi concerti “spontanei” che il nostro Paese abbia mai visto, chiamando a raccolta un numero incredibile di artisti italiani, di amici che hanno offerto le loro canzoni alla causa di Niccolò, alla memoria di Lulù,e non solo. Infatti, Niccolò ha deciso di approfittare di questa festa per raccogliere fondi per costruire un ospedale pediatrico in Angola.
E così, per tutta la giornata di ieri, il parco della valle del Treja, suggestiva località a pochi chilometri da Roma, ha visto salir sul palco da Morandi a Jovanotti, da Baglioni a Max Gazzè, passando per Giuliano, frontman dei Negramaro, ed una infreddolita Elisa, che ci ha regalato, fra l’altro, una meravigliosa versione “unplugged” di Hallelujah, e molti altri artisti.
Ma lo spettacolo non è stato solo sopra il palco: ancor più emozionante è stato veder quel viavai festoso di ragazzi, famiglie con passeggini e cani al seguito, quei parcheggi gremiti di auto fra la polvere, quei pullman che alle due di notte caricavano gente stremata dalle quasi dodici ore di live.
Insomma, tutti gli ingredienti più belli per il miglior regalo di compleanno che un padre possa organizzare alla propria pupilla: ieri, infatti, Lulù avrebbe compiuto tre anni, e il padre, come tutti noi, è sicuro: quando ha sentito la sua canzone preferita “Parole parole” cantata da papà & Co, un sorriso da lassù le è scappato.
Quindi, grazie Niccolò per quell’umano calore che sei riuscito a farci arrivare, nonostante l’umidità che avanzava, e grazie per l’insegnamento che ci stai dando. Perché, come hai cantato stanotte, “la gioia, come il dolore, si deve conservare, si deve trasformare”. Ed è difficile trovar modo migliore.Link Sponsorizzati
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