1500 anni del Santuario di Santa Maria delle Grazie Madonna della Mentorella
Apertura dell’ufficio postale temporaneo di Poste ItalIane,per la presentazione dell’annullo postale di celebrazione ,fatto predisporre dal Comune di Capranica Prenestina(rm),per la certificazione ufficiale a livello nazionale e internazionale ,dell’evento religioso.
*Distribuzione del cofanetto ricordo,con frontale di celebrazione ,contenente all’interno cartolina di celebrazione e cartolina dedicata a Giovanni Paolo II,preventivamente affrancate, con valore postale dedicato a Madre Teresa da Calcutta e Papa Giovanni Paolo II,obliterati con timbro speciale di gornata.(tiratura di solo trecento pezzi)
Mostra filatelica dedicata a Giovanni Paolo II ‘’Apostolo del Signore…Santo Subito’’con esposizione rarita’ da tutto il modo con visione del libro a lui dedicato distribuito da Poste Italiane.
Benedizione di una immagine sacra della Madonna della Mentorella,che passera’ per le parrochie della Diocesi di Tivoli,in preparazione alla Visita Pastorale.
Storia o Legenda…
Nell'antica tradizione popolare all'origine del nostro santuario compaiono tre grandi figure: il martire S. Eustachio, l'imperatore Costantino e S. Benedetto. Sotto l'imperatore Traiano, un ufficiale pagano, Placido, proprietario di ville e terreni nelle valli che circondano i Prenestini, andava a caccia nei boschi, che fino al secolo scorso ricoprivano i nostri monti. Durante la caccia avvistò un cervo in fuga. I cani e il cacciatore lo inseguirono finché l'animale giunse e salì su alcune rupi dove non vi era possibilità di scampo: L'ufficiale gioì nella certezza di aver già l'animale sotto il tiro delle sue frecce. Si avanza, ricerca un sentiero, sale ed osserva. Ed ecco la preda agognata gli balza davanti sicura e coraggiosa con la testa eretta quasi in atto di sfida. Il cacciatore guarda sorpreso, gli sembra di sognare. Una luce abbagliante ha colpito i suoi occhi; le mani tremanti lasciano cadere l'arco; una forza misteriosa lo fa piegare dolcemente fino a terra: tra le corna del cervo ha visto Gesù in persona. Una luce divina intanto illumina la sua anima e lo invita ad adorare il Dio dei Cristiani. Ritorna a Roma, riceve il Battesimo con tutta la sua famiglia e cambia il suo nome di Placido in Eustachio. Sparsasi la notizia della sua conversione, Eustachio viene denunziato all'autorità come cristiano. La sua costante professione di fede viene punita severamente. Dopo molte peripezie viene preso e gettato con la moglie e i figli alle belve del circo. Le belve lo risparmiano. Allora vengono gettati dentro un toro di bronzo arroventato, dove chiudono gloriosamente la vita. La cappella, eretta sulla sommità della Rupe, vuole ricordare il luogo dell'apparizione di Gesù a S. Eustachio (sec. I).
Invece una leggenda antichissima fa risalire l'origine del nostro Santuario al primo imperatore cristiano. Costantino mosso dalla fama della conversione miracolosa di S. Eustachio visitò questi monti, vi fece costruire un tempio (di cui si possono ammirare due colonne), che venne consacrato da papa S. Silvestro.
Pure una tradizione che non contraddice la storia, si riferisce al Patriarca dei Monaci d'Occidente. S. Benedetto di Norcia lasciata la vita mondana di Roma, volle cercare un rifugio per menare qui la vita eremitica. Passò per questi monti e, scoperta presso la chiesetta una grotta naturale nello scoglio, la trovò conforme ai suoi desideri. Vi si fermò per circa due anni. Quindi si trasferì ai piedi dei monti Simbruini, dove ora sorge lo storico Convento del Sacro Speco.
Le origini del nostro Santuario appaiono così avvolte in una fitta nebbia di leggende e tradizioni, ma è certo che già ai primi secoli del Medio Evo su questi monti dovette sorgere una chiesa dedicata alla Madonna e affidata ai monaci Benedettini. Anche le origini del nome di Mentorella sono ugualmente ignote. La spiegazione più verosimile a Mons. Cascioli sembrò la seguente: Durante l'invasione dei Goti, un conte del re Totila, di nome Wult, andò a far visita a S. Benedetto nel Monastero di Montecassino. Edificato dalla santità del Patriarca, si convertì al cattolicesimo. Quindi si ritirò con i suoi compagni a menar vita eremitica sui nostri monti, cari per il ricordo della permanenza di S. Benedetto. Vi costruì una villa, che da lui fu chiamata Wultvilla. Di qui prese il secondo nome Wulturella, trasformatosi poi in Mentorella. L'illustre Attilio Rossi invece fa derivare Mentorella dal nome originario del monte Vulturella (vultur – avvoltoio: monte degli avvoltoi), o piuttosto "dal vicino Monte Morella".
Le prime notizie che sembrano avere un valore storico, risalgono al secolo sesto. È storicamente certo che i territori dei dintorni in questo secolo erano proprietà della potente famiglia romana degli Anici, a cui appartenevano S. Benedetto e S. Gregorio Magno. La madre di S. Gregorio, S. Silvia e lo stesso S. Gregorio arricchirono i conventi dei Monaci Benedettini di grandi donazioni. In un documento, non da tutti ritenuto autentico, si elencano i territori che S. Gregorio nell'anno 594 donava ai Monaci di Subiaco. In esso si parla anche di un territorio detto Wulturella, in cui vi è la Chiesa di S. Maria. Soltanto nell'anno 984 appare un documento chiaro e indiscutibile, accettato sia da Mons. Cascioli sia dall'illustre Prof. Attilio Rossi, che della Mentorella scrissero ampiamente e con competenza. Una nobildonna romana, certa Rosa, proprietaria di questi monti, dà in dono ai monaci benedettini di S. Andrea e S. Gregorio, nel clivo di Scauro in Roma, il monte detto Wulturella in cui vi è la Chiesa di S. Maria. Da quest'anno è certo che il Santuario passò alle dipendenze dei Benedettini Romani, che lo tennero fino verso la fine del secolo XIV.
Fu il periodo aureo della Abbazia della Mentorella, perché sono di questo tempo i lavori più importanti ed i suoi ornamenti. Ma anche in questo periodo il Santuario andò soggetto a momenti di splendore e di abbandono. Difatti si conserva una lettera del Vescovo di Tivoli, Claro, della prima metà del secolo XIII, in cui egli preoccupato delle condizioni pietose dell'antichissimo Santuario, rivolge ai fedeli della sua Diocesi un caldo ed accorato appello perché con il loro obolo contribuiscano al mantenimento di un luogo venerato per tante memorie religiose. La parola e l'interessamento del Vescovo dovettero riuscire efficaci, perché molti lavori furono eseguiti negli anni seguenti.
La fama della Mentorella non rimase soltanto nei confini della Diocesi Tiburtina, ma si diffuse anche altrove. Sembra infatti che sia stata visitata da S. Francesco e dal suo compagno il Beato Egidio. Nella prima metà del secolo XIII, un'illustre Vergine romana, la Beata Margherita Colonna (1227-1284) nutre una devozione speciale per la Madonna della Mentorella. Volendo imitare la vita eremitica di S. Chiara, pensò di ritirarsi con le sue compagne presso la Chiesa della Mentorella con la speranza di costruirvi un Convento. Lì visse per alcun tempo, ma l'opposizione sempre più forte dei Conti di Poli, forse sospettosi nel vedere una dei Colonna nel loro feudo, la costrinse a lasciare il suo ritiro ed a portarsi a Castel S. Pietro, proprietà della sua famiglia, dove morì nell'anno 1284.
Dovettero seguire anni di rifiorimento e poi l'abbandono da parte dei Benedettini, in una data ignota. Forse nel secolo XIV o ai primi del secolo XV. Difatti vi è una disposizione con cui il Papa Innocenzo VIII, verso la fine del secolo XV, consegna i benefici della Mentorella al Vescovo di Massa, senza fare alcuna menzione dei Benedettini. Quali furono le cause che indussero i monaci ad abbandonare il Santuario? Forse le continue discordie e guerre dei signori del luogo, o saraceni. Con la loro partenza la Mentorella nonostante l'interessamento dei Vescovi di Tivoli e della Chiesa Romana, è condannata ad avviarsi lentamente alla rovina.
Da quel tempo fino all'anno 1857, cioè all'arrivo dei Padri Resurrezionisti la Mentorella fu affidata ad ecclesiastici secolari col titolo di Abbati Commendatari, i quali provvidero al servizio religioso nei giorni festivi incaricando sacerdoti delle vicinanze. Molti, anzi la maggior parte degli Abbati Commendatari appartenevano alla famiglia dei Conti di Poli. L'ultimo Abbate fu Mons. Giuseppe Aggarbati, Vescovo di Sinigallia, morto nel 1880.
La Mentorella nel 1870, incamerata dallo Stato Italiano è stata ricomprata dai Padri Resurrezionisti per L. 8.500.
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