Roma Est e i 90mila ‘esclusi’ dall’Adsl

Per loro la navigazione veloce su è una chimera. La possibilità di chattare, scaricare film o canzoni, un qualcosa di sentito dire che non fa parte della loro quotidianità. L’era della tecnologia e dell’informatica per tutti non gli appartiene e non sanno quando questa realtà includerà anche loro.

Stiamo parlando dei circa 90mila abitanti del quadrante Est di Roma: cittadini come altri che, per colpe non loro, sono costretti ancora a navigare su internet con la ormai obsoleta linea a 56k o a munirsi di chiavette usb per entrare nel web a velocità decenti.

Quattordici quartieri in tutto –  Colle Prenestino, Colle Confortani, Prato Fiorito, Ponte di Nona, Centro Serena, Colle del sole, Vilaggio Prenestino, Castelverde, Valle Castiglione, Giuliano 2, Fosso San Giuliano, Lunghezza, Corcolle e San Vittorino – dove il 75 per cento della popolazione è ancora collegata alle vecchie centrali Telecom non idonee a fornire il servizio .

Una situazione non in linea con il tentativo di combattere a livello nazionale il digital divide e soprattutto in contrasto con la presenza di zone della Capitale dove è possibile usufruire di connessioni gratuite senza fili.

Per questo l’ Lazio ha deciso di intervenire sull’argomento con la speranza di risolvere il problema, chiedendo che la priorità degli investimenti Telecom sull’Adsl e sulla fibra ottica venga data a quelle zone dove più forte è l’obsolescenza delle infrastrutture.

“Il bilancio della nostra inchiesta sull’Adsl nelle zone più periferiche del quadrante Est di Roma – ha sottolineato Fabrizio Premuti, presidente Adiconsum Lazio – è a dir poco sconfortante. Prendiamo atto che queste zone sono, dal punto di vista dell’Adsl, quasi completamente abbandonate. La fornitura è un vero e proprio terno al lotto. Il servizio è spesso deficitario anche sul canale voce, che in alcuni casi non funziona 30 giorni su 90. E’ necessario un radicale cambio di strategie per l’Adsl e la telefonia in generale, per questo chiediamo l’intervento delle istituzioni. La parola d’ordine deve essere ‘i cittadini delle periferie hanno gli stessi diritti degli abitanti del centro’”.

Un messaggio chiaro, lanciato a nome dei 90mila abitanti di che sperano, al più presto, di poter usufruire degli stessi servizi messi a disposizioni degli altri cittadini della Capitale.  

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