Indagine epidemiologica, prime reazioni degli ambientalisti: parla il CRA
Presentata l’indagine epidemiologica dell’università La Sapienza di Roma, commissionata dalla ASL RMG per conto del comune di Guidonia. Il lavoro è stato assegnato ai docenti dell'Università La Sapienza di Roma (Irene Figà Talamanca, professore straordinario di Igiene Industriale, e Felice Giordano, ricercatore) dall'Amministrazione comunale facente capo a Filippo Lippiello, circa due anni e mezzo fa. Dei dati vi daremo conto in un articolo più ampio: quello che sembra è che non sia rilevata una notevole incidenza dell'inquinamento sul tasso di mortalità. Quello di cui parleremo sono le reazioni, in primo luogo delle associazioni, e quindi del CRA, Comitato per il Risanamento Ambientale. Uno studio che, a detta della stessa professoressa Figà Talamanca, ha ricevuto delle precise limitazioni: indagare sull'elenco dei morti del territorio fornito dalla Asl locale, legando tali dati ad un tempo certo (1993-2002), a fonti di rischio circoscritte (discarica rifiuti urbani dell'Inviolata e cementificio Buzzi-Unicem) ed alle statistiche disponibili a livello provinciale fornite dall'Istat. “Facile, quindi, criticare un lavoro ben poco rappresentativo – spiegano i membri del CRA – nel tempo e nello spazio, di quel che la realtà guidoniana purtroppo offre ai suoi cittadini. Non una parola viene spesa, infatti, sulla pessima qualità dell'aria, attestata dai dati provinciali e regionali anche recentissimi, per tutto il territorio a Nord-Est di Roma. Anzi, la docente universitaria ha non solo glissato elegantemente tacendo sul traffico pesante, su quello autostradale, sulle cave di travertino, sugli altri impianti industriali presenti nel territorio, ma ha addirittura insinuato che il “ponentino romano” sarebbe tra le cause principali dell'inquinamento atmosferico di Guidonia Montecelio”. Altra mancanza, secondo il Comitato, è l’assenza dei riferimenti Studio effettuato dall'Osservatorio epidemiologico della Regione Lazio del 1997, prendendone di fatto preso le distanze come metodologia di indagine. “In quel lavoro dell'OER - proseguono dal CRA – si incrociavano infatti i dati di mortalità con le fonti di rischio, avvicinandosi alle quali si notava una crescita di alcune gravi patologie. Nello studio presentato il 25 giugno dal sindaco Eligio Rubeis con i docenti romani, invece, i dati forniti dalla Asl di Vladimiro Perretta e Anna Maria Ruta sembrano vagare nel vuoto, completamente avulsi dalla realtà, anche perché semplicemente vecchi. Inoltre, il metodo di rilevamento delle cause di morte, fino al 2003, era diverso da quello attuale (oggi è scientificamente più probante ed affidabile), per cui è decisamente improponibile lo Studio stesso come scientificamente utilizzabile. Risibile appare anche l'accostamento dei dati di mortalità guidoniana con quelli di Subiaco e Monterotondo, in cui le situazioni territoriali sono molto diverse”. Restano preoccupanti alcuni dati relativi a gravi patologie tumorali (soprattutto per le prime vie respiratorie), in percentuale superiore alla media provinciale. “Fuori luogo appaiono quindi l'enfasi per lo “scampato pericolo” e la tranquillità con cui il sindaco Rubeis ha concluso i lavori. Una ultima richiesta – chiudono i membri del CRA – ci sembra doverosa: chiediamo che le autorità competenti portino avanti un serio monitoraggio sulla salute della popolazione del territorio, tenendo presenti tutte le fonti di rischio (prese singolarmente e nel loro complesso), le rinnovate tecniche di rilevamento dei dati, nonché un range temporale più adeguato (almeno un ventennio)”. Un tema, quello dell’ambiente e della salute, che di fatto puntualmente spacca in due la città, differenziandosi in molteplici visioni. Il massimo sarebbe un azione condivisa tra amministrazioni comunale – passato, presente e futuro – e associazioni ambientaliste, che spesso a Guidonia hanno portato avanti battaglie al posto della politica. Ma l’eventualità di questa unione ci sembra piuttosto remota.
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