Guidonia, la Comunità di Sant’Egidio e la Chiesa di Santa Maria di Loreto ricordano chi è morto in strada. Chi è morto da solo. Domenica 3 aprile è nel nome di Modesta Valenti
Freddo. Indifferenza. Pioggia. Solitudine. Sguardi che non si incontrano. Invisibili. Quelli che non si vuole vedere, e dei quali tutti noi ci accorgiamo quando è troppo tardi. Gli occhi vanno da un’altra parte, perché fa male vedere un uomo, una donna, come noi, vivere in quelle condizioni. Noi che viviamo sicuri nelle nostre case. Parliamo dei senza dimora. E della gente sola. Un nome simbolo è da anni Modesta Valenti, la donna morta a 71 anni. Era il 1983, e Modesta si sente male alla stazione Termini. Quattro ore. Per quattro ore nessuno si accorge della donna. Nessuno la soccorre. Troppo sporca. Muore prima di arrivare in ospedale. Da allora, Modesta diviene simbolo di coloro che vivono in strada. Di quelli che muoiono in strada, e da soli. Ed è per questo che ogni anno la tragedia di Modesta Valenti, e di tutti quelli che hanno perso la vita in circostanze simili, viene ricordata dalla Comunità di Sant’Egidio: persone senza dimora e tanti amici si raccolgono per ricordare chi non c’è più. Una cerimonia, liturgica ma non solo. Questa volta la ricorrenza arriva a Guidonia, grazie alla Comunità di Sant’Egidio e grazie alla vitalità della Comunità Francescana della Chiesa di Santa Maria di Loreto, di quel padre Andrea Stefani che da anni ha aperto le porte della chiesa a chi è in difficoltà. Una lunga lista sarà letta durante la cerimonia di domenica 3 aprile. Nomi che per qualcuno saranno familiari. Persone di Guidonia, Tivoli, Villa Adriana, Albuccione, e tanti altri posti. Gli Invisibili. Per qualche ora saranno riportati alla luce. E magari, un ricordo, bello, speriamo, sarà il modo per risarcirli del male che la società ha fatto loro. Non si muore soli. Non si muore tra gli sguardi negati della gente, tra le strette di mano promesse e mai date, tra aiuti concessi e poi negati. Non si può. E visto che ogni anno si parla di chi vive in strada, di chi muore in strada, sia questa manifestazione un viatico per prendere coscienza del problema. Ci tornano in mente le strazianti parole di Primo Levi. “Voi che vivete sicuri Nelle vostre tiepide case,Voi che trovate tornando a sera Il cibo caldo e visi amici”. Considerate se questo è un uomo. Lo è. E merita dignità come tutti noi. Cerchiamo di ricordarlo, quando distoglieremo lo sguardo da panchine “abitate”, dalle lunghe code alla Caritas, da mani che non chiedono soldi, ma calore. Valore che costa molto poco donare.
Link Sponsorizzati
Scrivi un Commento
Devi essere Registrato per scrivere un Commento.

Nessun Commento 

Pubblicato in 