Il Palazzo della Mezzanotte, Carlos Ruiz Zafon (Mondadori 2010)

Questo romanzo edito in Italia solo pochi mesi fa – in Spagna fu pubblicato nel 1994 – rappresenta uno dei primi scritti dell’autore spagnolo ma per alcune vicissitudini legali con una piccola casa editrice che ne possedeva i diritti questo libro non era ancora arrivato al grande pubblico, come spiega Zafon stesso nella nota d’apertura.

Lo stile, inconfondibilmente tetro e avvincente,  è lo stesso che ha consacrato Zafon; la trama invece, se pur intrigante e con qualche colpo di scena, non cambia mai sostanzialmente direzione e arriva puntuale all’appuntamento con i fantasmi del passato.

I protagonisti sono sei orfani cresciuti al St. Patrick’s, un istituto di Calcutta, e il Palazzo della Mezzanotte è il posto con cui viene romanticamente battezzata la sede delle riunioni della Chowbar Society, nome anche questo coniato dalla fantasia di questi giovani amici che amano incontrarsi fuori dall’istituto quando gli altri dormono o fingono di non vederli. Al compimento del sedicesimo anno di età però questi ragazzi dovranno lasciare l’istituto del signor Carter, il preside che finora li aveva cullati, cresciuti e protetti, per tornare a quelle strade di Calcutta che parecchi anni fa li avevano rifiutati ed ora minacciavano di separarli. Fin qui, oltre a qualche sentimentalismo, nulla di trascendentale se non fosse che Zafon riserva a Ben, il protagonista maggiore, un destino tutto da scoprire, strettamente legato ad un passato tanto scomodo quanto “bruciante” e ad una famiglia di cui lo stesso Ben è totalmente ignaro. Inizia così una serie di peripezie che per forza di cose vedrà  rimandato lo scioglimento della Chowbar Society.

La tecnica narrativa usata dall’autore spagnolo è quella di introdurci ad ogni capitolo con un preambolo, sottoforma di ricordo, di un ormai anziano Ian, il miglior amico di Ben, per poi tornare al racconto della vicenda tramite una narrazione  in terza persona.

La suspence e il mistero viaggiano parallele a supporto di una storia che l’autore plasma, com’è nel suo stile, all’insegna della paura e centrano in pieno l’obiettivo che Zafon si era prefissato al momento della sua prima stesura ovvero un romanzo per ragazzi. Per quanto manchi un pizzico di profondità – aspetto che può anche non essere necessariamente un  difetto  – la lettura scorre comunque piacevolmente e risulta abbastanza complicato smettere di leggere..anche per via della lunghezza dei capitoli: solo 5 su circa 300 pagine.

I protagonisti per quanto volenterosi più che in difficoltà sembrano proprio in balia del terribile antagonista: un misto di forza e odio con il quale Ben, Ian e gli altri della Chowbar Society non sanno e non possono competere, ma con il quale daranno vita ad un’avventurosa lotta tutta da raccontare – magari attorno a un fuoco – e da vivere col fiato sospeso. 

Scrivi un Commento

 

Devi essere Registrato per scrivere un Commento.

 

Copyright © 2012 Comunicare Media. Tutti i diritti sono Riservati. | Collegati
Roma Est Magazine Testata giornalistica registrata. Autorizzazione del Tribunale di Tivoli n. 1 del 04 Gennaio 2011