Decennale della scomparsa di Melito Spartaco Margozzi in arte Darío Vittori [video]
Melito Spartaco Margozzi, in arte Dario Vittori,
nasce a Montecelio il 14 settembre 1921, ma dopo pochi mesi raggiunge insieme alla madre (Fida Lori), il padre (Attico Margozzi) in Argentina. Successivamente agli studi in Legge, a partire dal 1939 Vittori inizia l’esperienza teatrale nella Compagnia italiana.
Attore poliedrico, porta in scena sia la commedia che il dramma popolare ottenendo riconoscimenti e un notevole successo di pubblico, interpretando anche opere di Eduardo De Filippo come “Natale in casa Cupiello” e “Mia famiglia”. Vittori fu un attore di razza che pensò il teatro per avvicinarlo alle gente comune.
Vittori sarà riconosciuto anche per il suo apporto determinante negli anni dell’avvento della televisione, dove porta i cicli “Teatro como en el teatro”, Esto es teatro”, Teatro de humor”, “Humor a la italiana” e il “Teatro de Dario Vittori”. Denominato il “Tano de Oro” (“Italianos” = “Tano” dalla lingua lunfardo utilizzata dagli immigrati in Argentina) perché in seguito ai suoi successi televisivi negli anni ’60-’70 i giornali iniziarono a scrivere che tutto ciò che realizzava Vittori si trasformava in oro.
Per avvicinare il teatro agli argentini, montò su un camion le scenografie teatrali ed iniziò a girare per tutti gli angoli dell’immensa Argentina. In questo modo migliaia di persone videro per la prima volta una rappresentazione teatrale.
Dario Vittori si affermò come attore, produttore e direttore, guadagnando una grande popolarità che mantenne inalterata per tutta la sua carriera. Più tardi il suo metodo teatrale venne riconosciuto in ogni parte dell’Argentina come “Il teatro di Dario Vittori”, maestro del teatro picaresco.
Fu il primo attore che ebbe il coraggio di portare il teatro nel piccolo schermo riscuotendo un enorme successo con quasi 1000 opere teatrali rappresentate in 28 anni di televisione. Nelle sue interviste sempre sottolineava che il teatro è una parte fondamentale della cultura, in quanto svolge una funzione sociale importante per le persone.
Sull’emigrazione dei monticellesi all’estero
A partire dall’Unità d’Italia (1861) il nostro Paese, a seguito di varie difficoltà dovute a politiche economiche che determinarono uno squilibrio fra popolazione e risorse, risentì di vari flussi migratori verso paesi con un’economia in crescita, ove esistano maggiori possibilità di lavorare e condizioni di vita migliori. Anche la comunità monticellese, agli inizi del ‘900, a seguito della crisi economica, risentì in maniera sensibile del fenomeno dell’emigrazione. A tal proposito, alcune informazioni emerse nel corso di specifiche ricerche, effettuate sia presso l’archivio comunale (post-unitario) sia presso altri archivi di Roma ed esteri, hanno evidenziato che vasti strati sociali della popolazione aderirono a tale fenomeno migratorio nella speranza di trovare fortuna all’estero. In gran numero scelsero di attraversare l’Oceano Atlantico, su navigli che partivano dai porti di Genova e Napoli, per poi raggiungere nella maggior parte dei casi la costa occidentale degli Stati Uniti d’America (Boston, New York, Philadelphia, ecc.), mentre in altri casi preferirono recarsi in Sud America ed in particolare in Argentina e in Brasile, ove la comunità italiana, già presente da alcuni decenni si era radicata nella società locale. Altri ancora, seppur in numero minore, preferirono trasferirsi in alcuni paesi del centro Europa (Francia e Belgio). Le molteplici storie variegate di gran parte degli emigranti pervenuteci sia attraverso le corrispondenza che inviavano ai familiari sia attraverso i racconti orali hanno messo in evidenza le difficoltà e i sacrifici che dovettero affrontare soprattutto durante la fase iniziale.
La grande maggioranza dei monticellesi che emigrarono durante il periodo che precedette la Grande Guerra, erano giovani nati, poco dopo l’Unità d’Italia, tra il 1875 e il 1894, i quali nel pieno della gioventù andarono ad integrare la ‘forza lavoro’ nei diversi settori: dell’edilizia, nell’estrazione dei minerali dal sottosuolo, nell’allevamento dei cavalli, nelle fabbriche, nell’artigianato, ecc. Particolarmente importanti furono le ‘rimesse’ economiche che inviavano periodicamente ai famigliari, le quali in taluni casi rappresentarono un importante sostegno finanziario. Non va dimenticato a questo proposito che in taluni casi il legame affettivo, mai sopito, con la madre Patria e con le famiglie di origine, associate alle diverse difficoltà d’inserimento costituirono un motivo per tornare nella terra natìa.
(Si ringrazia per la nota il prof. Mario Pirro)
La Targa
La notizia dell'apposizione della targa arriva anche in Argentina, canale tv di Buenos Aires America 24.
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